Rifatti in casa

Rifatti in casa

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Tutti ne scrivono un po’ ovunque… e dunque, a che vale moltiplicar notizie? Ne prendi una da una fonte autorevole –  perché, s’è detto, non tutte lo sono – e poi la rimaneggi; no?

Facile!

Che differenza c’è, allora, tra una notizia e un’altra? Tra un evento e un altro? Tra una situazione e un’altra?

Il “come”: come li racconti, come li vivi… insomma, il cuore.

Cuore

Banale a dirsi, ma così è.

Perché il cuore è il cuore, è “unico”; ce l’hanno insegnato la letteratura, la poesia, l’arte in genere… e la medicina.

Per cui sorprende leggere che, presto, potremmo riprodurcene uno o più, da soli, con discreta semplicità.

“Rifatti in casa”, titolo che par quasi un’esortazione, per raccontare una scoperta che permetterà, grazie a biomateriali morbidi e cellule, di plasmare cuori funzionanti con una comune stampante in 3D; parola degli esperti di bioingegneria della Carnagie Mellon University di Pittsburgh.

La tecnologia in via di sperimentazione – sostengono gli scienziati – potrà a regime contribuire a lenire anche i problemi legati alla lunghezza delle liste di attesa per i trapianti.

Gli aspetti tecnici, rimandiamoli ad articoli più “freddi”; qui cerchiamo di infondere calore ai contenuti, soffermandoci su una notizia che impone riflessioni importanti: fino a che punto diverremo intercambiabili? Che distanza c’è tra risolvere un problema, curare una malattia, e avvicinarsi progressivamente al controllo totale della vita? L’eternità è ad un passo?

Interrogativi forse eccessivi, divisi tra cervello e battito, ma porli fa sentire ancora profondamente umani… stampanti permettendo.

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