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Lo studio è stato sviluppato ad Harvard e riguarda un piccolo robot che gli scienziati considerano “vivo”. Si tratta, infatti, di una piccola razza robotica che è in grado di produrre autonomamente i propri movimenti grazie all’ impianto di cellule prelevate da cavie da laboratorio.

Più dettagliatamente queste razze robotiche sono state realizzate con cellule di cuore di ratto geneticamente modificate affinché diventassero fotosensibili.

Questo tipo di razza è stata progettata grazie all’integrazione di competenze in campo biologico e tecnologico. Il team ben assortito di ricercatori , tra i quali il professor Kevin Kit Parker, è giunto alla fine della sperimentazione dopo aver creato un organismo composto essenzialmente da questo strato di cellule, silicone e oro che creano un organismo del tutto simile all’originale.

I robot fotosensibili alla luce blu

Grazie alla combinazione di tutti questi materiali sono riusciti ad ottenere un corpo formato da una “simil cartilagine” che molto si avvicina a quella originale tipica delle razze.

Così come da mutazione genetica applicata alle cellule di ratto, l’esposizione delle cellule alla luce blu provoca movimenti dovuti a movimenti di contrazione e rilascio di questa pseudocartilagine.

Come affermato dal professor Parker, quest’organismo robotico è da considerarsi un organismo vivo perché riesce a coordinare autonomamente i movimenti, se pur conseguentemente all’ esposizione ad uno stimolo ( in questo caso la luce blu).

Sebbene questo non sia il primo caso di integrazione tra ingegneria meccanica con altri tipi di specializzazioni fisiche e chimiche, questa nuova sperimentazione è un esempio notevole della possibilità che avremo nel futuro di ottenere meccanismi di questo genere.

Dall’integrazione di funzionamenti tecnologici applicati a tessuti di esseri viventi e ovviamente di medicina e genetica , potremmo assistere ad una grande svolta per la realizzazione di protesi o per l’esecuzione di delicati interventi chirurgici.

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