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L’integrazione tra tecnologia ed innovazione scientifica dà risultati che riescono sempre a sorprenderci. Ora è il turno del bruco robotico, dopo le notizie che hanno visto protagonista una razza robotica che era in grado di muoversi autonomamente grazie a degli impulsi luminosi dati. 

Il movimento dei piccoli esserini striscianti ha sempre appassionato gli scienziati. Così piccoli, ma così agili e bravi a raggiungere anche i posti più impensabili adattando il loro moto alla conformazione del luogo. Per non parlare poi della capacità che hanno di muoversi trasportando anche dei pesi sul loro corpo, sempre con agilità e anche in pendenze diverse.

Come fare allora a creare dei robottini così piccoli, ma così tanto intelligenti? L’input arriva dall’Italia e più precisamente da una stretta collaborazione tra Istituto LANS di Firenze ed Università di Varsavia, in Polonia.

Di cos’è fatto il bruco robotico?

La lunghezza di questi bruchi è di circa 15 millimetri: una vera e propria innovazione in campo scientifico. Anche lo spessore è minimo, per non contare la consistenza che permette di trasportare un peso da un luogo ad un altro.

Ma com’è stato possibile ottenere un robot di queste dimensioni? 

Grazie agli elastomeri è stato possibile andare a creare dei piccoli bruchi che si muovono seguendo gli impulsi dati da un piccolo laser verde.

Partendo da elastomeri liquido cristallini gli scienziati sono stati in grado di creare dei piccoli bruchi stampandone le forme. I materiali stessi vengono predisposti ad un trattamento che permette loro di “seguire” uno stimolo luminoso particolare rappresentato da una luce laser verde. 

Ovviamente siamo solo all’inizio e questo tipo di dispositivo potrebbe essere importante da utilizzare in campo medico, per non parlare della strada ora spianata alla ricerca per la composizione di molti altri dispositivi di dimensione ancora più piccola. 

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