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Risale a più di 42 anni fa il ritrovamento dello scheletro di Lucy, australopiteco di sesso femminile che, ovviamente, possiamo definire la nostra antenata.

Dal fortunato ritrovamento non si sono mai fermate ricerche e congetture che vanno dallo studio del periodo storico al quale apparteneva fino ad una ricostruzione del suo corpo e del suo volto che potrebbe del tutto essere fedele all’originale.

La scoperta fu fatta in Etiopia in una zona che era poco distante da un punto di ritrovamenti importante,  Addis Abeba, dove alcuni anni prima erano stati trovati fossili risalenti a 3-4 milioni di anni fa. 

La zona è precisamente quella della regione di Afar e fu il paleoantropologo Donald Johanson a ritrovare prima un osso del braccio prima che tutto il team si mettesse alla ricerca di altri frammenti di ossa in tutta la zona.

Questo fu davvero uno dei più importanti ritrovamenti della storia perché quello di Lucy è l’unico  scheletro di ominide , vissuto quasi 4 milioni di anni fa, ad essere stato ritrovato quasi interamente.

Come morì Lucy?

Le ossa ritrovate della nostra antenata furono messe assieme dai paleoantropologi che decisero per quel nome grazie ad una canzone dei Beatles che ascoltavano spesso nel loro accampamento.

Vari studi sono stati condotti e si è calcolato che la nostra australopiteca fosse alta circa un metro e pesasse intorno ai 25 kg. Grazie alle ultime tecnologie è stato possibile riproporre delle immagini digitali del suo volto e della sua corporatura, ma nessuna notizia inerente alla causa della sua morte fino a qualche tempo fa.

All’inizio si era ipotizzato che fosse morta a causa di una catastrofe. I ritrovamenti di altri fossili di ominidi tutti nelle vicinanze hanno fatto subito pensare ad una catastrofe che causò la morte di tutto il gruppo. 

Il team dell’Università di Austin, capeggiato da John Kappelman, è invece andato oltre.

Attraverso uno studio approfondito delle ossa e delle fratture che sono riusciti a capire che in realtà la nostra antenata è morta facendo un volo di quasi 12 metri. 

Con molta probabilità un albero sul quale aveva casa o che aveva scalato in cerca di cibo o riparo.

Analizzando le fratture di tutte le ossa si è ipotizzato che  la caduta sia stata molto violenta e che sia avvenuta battendo prima i piedi e poi ruotando il corpo per portare avanti istintivamente le braccia.

Con molta probabilità sarà morta poco dopo l’impatto perché le fratture di bacino, ginocchio e di una costola, fanno pensare che gli organi siano stati gravemente danneggiati dai pezzi di ossa frantumate.

 

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