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La memoria umana funziona davvero come una macchina a volte. Ci sono cose che forse non ricorderemo nel dettaglio, ma che ci portiamo sempre dentro, nascoste nella nostra mente aspettando il momento opportuno per uscire o forse morire per sempre.

Ci sono poi episodi ed immagini che ricorderemo per sempre o meglio che pensiamo resteranno dettagliatamente impressi nella nostra mente.

Luoghi belli, persone gentili, amori passati ed oggetti custoditi per molto  tempo come tesoro. Ma ciò che ricorderemo per sempre e in dettaglio sono i volti delle persone cattive o per meglio dire quei volti che non ci piacciono, ci portano a provare  paura, timore, ansia ed ogni sorta di sentimenti negativi.

A dimostrare che la tendenza generale per gli esseri umani è quella di avere  ricordo duraturo  più per i volti “negativi” che per quelli appartenenti a persone che ci piacciono, è stato un gruppo di  ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca. 

La memoria che funziona per pregiudizi

Lo studio è stato recentemente pubblicato su Plos One, una rivista scientifica statunitense  con il titolo “How Negative Social Bias Affects Memory for Faces: An Electrical Neuroimaging Study” ossia più o meno ” Come i giudizi sociali negativi influenzano la memoria dei volti: Uno studio con Neuroimaging elettrico”.

In altre parole questo team di ricercatori ha messo in evidenza attraverso degli esperimenti condotte grazie ai 17 partecipanti, che i pregiudizi negativi che abbiamo nel vedere e classificare quel volto come “il volto del cattivo” sono il motore per spingere il cervello a memorizzarlo a lungo termine.

Dall’esperimento, infatti, la maggior parte dei partecipanti, nella seconda parte ricordava molto meglio di aver già visto le facce di coloro che erano stati classificati come persone negative.

La dottoressa che ha guidato il team di ricercatori , Alice Mado Proverbio, ha spiegato come questo studio sottolinei anche il fatto che quando abbiamo davanti la persona la tendenza generale che scatta nel pregiudizio deriva dal nostro cercare d’immaginare la sua mente.

 

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