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Tra tutti gli animali dei quali si sarebbe potuta scoprire una parentela  con la razza umana, proprio non ci saremmo aspettati di trovare il tarsio.

È la scienza che lo conferma, il piccolo primato dagli occhioni simpatici è un nostro cugino. Il suo DNA dimostra quanto sia vicino alla nostra storia evolutiva molto più di quanto mai avremmo potuto pensare.

Questo piccolo animaletto popola le regioni dell’Asia sud-orientale. Ha il cervello più piccolo degli enormi occhi, è alto poco più di 15 centimetri, ha le braccia sottili ma le mani molto grandi con dita che in alcuni esemplari hanno anche una lunghezza superiore a quella del braccio. La sua testa,  piccola e sormontata da grandi orecchie, può ruotare di 180 gradi.

Tra le sue peculiarità ricordiamo una vista ad ultrasuoni e una capacità di salto particolarmente legata alla grandezza delle ossa che formano i piedi ( i tarsi)

Questi esemplari di primati sono tra le creature più strane che si trovano sulla terra, ma il fatto che siano imparentate con noi è una scoperta interessante.

Il DNA del tarsio dimostra la nostra parentela

La mappatura genetica di questo piccolo primate è stata eseguita presso l’Università di Washington a Saint Louis dal dottor Wesley Warren.

Il dottor Warren ha pubblicato recentemente i risultati del suo studio sulla rivista  Nature Communications e da ciò possiamo ricavarne l’inserimento del piccoletto nel nostro ramo evolutivo.

Il suo studio ha dimostrati che tutte le peculiarità che contraddistinguono i tarsi sono legati a 200 geni che moltissimi di questi si associano al nostro codice genetiche. I tarsi possono soffrire di malattie e malformazioni legate alla vista e all’apparato muscolo-scheletrico che sono le stesse per noi. 

Questa parentela sarà importante anche per la specie stessa. Andare a contraddistinguerne i geni specifici aiuterà molto gli studi per la salvaguardia dei nostri cuginetti in via d’estinzione.

 

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