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La missione ExoMars può dirsi conclusa e in realtà dopo lo schianto del lander Schiaparelli le cui immagini hanno sommerso i notiziari di tutto il mondo, si tirano le somme di una missione che è stata davvero tra le più innovative.

Partiamo dal principio, la missione aveva come obiettivo il raggiungimento del suolo di Marte e l’esplorazione del pianeta proprio in vista di un futuro atterraggio di altre sonde e di un rover entro il 2020. Che dire? Davvero una missione importante e soprattutto con un duplice finalità : testare la modalità di ingresso e atterraggio e di cercare delle traccie biologiche sul pianeta rosso.

La storia del lander di ExoMars fino alle probabili cause della sua “fine”

Il lander Shiaparelli è stato progettato con lo scopo di raggiungere Marte e nonostante il suo schianto e la mancanza di comunicazione ad un minuto dal suo atterraggio, la missione non è affatto da considerarsi del tutto fallita.

La missione oltre al lander, ha fatto riferimento al Modulo orbitante Trace Gas Orbiter (TGO). Insieme hanno fornito un gran numero di informazioni agli scienziati della missione euro-russa.

Resta chiaro che i retrorazzi hanno smesso di funzionare a causa di un comando dato dal computer i bordo. Gli scienziati dell’Esa, infatti, proprio dalle immagini pervenute dal suo schianto e dalle informazioni che possono ricavare dal funzionamento e dal malfunzionamento del lander, stanno formulando ipotesi per ricavare altre informazioni importanti proprio in linea con la missione. 

L’impossibilità di comunicazione con il lander che ora giace su Marte porta tutte le ipotesi ad accavallarsi, soprattutto perché ora bisognerà analizzare al meglio i dati.

Oltre al fatto che i retrorazzi hanno potuto avere anche un malfunzionamento, si riflette anche sul fatto che l’apertura del paracadute è avvenuta come gli scienziati avevano programmato, solo che è avvenuta circa 50 secondi prima. Ora resta da studiare il perché.

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