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algoritmo Google

Il fenomeno fake news sembra ormai catalizzare l’attenzione di molti e c’è chi si tutela modificando, come nel caso del nuovo algoritmo Google, il metodo di verifica e analisi delle notizie.

Le modifiche dell’algoritmo Google

Le modifiche apportate nel nuovo algoritmo Google riguardano la valorizzazioni delle fonti che Google considera autorevoli e un sistema di valutazione più ‘umano’ che sappia tener conto delle segnalazioni degli utenti sui contenuti considerati inappropriati. In un post sul blog ufficiale Google ha spiegato le motivazioni della scelta e come essa si realizza a livello ‘tecnico’. Questo un passaggio significativo del comunicato:

«Abbiamo aggiornato le nostre Linee guida per i valutatori della qualità della Ricerca con esempi più dettagliati di pagine di scarsa qualità in modo che i valutatori le segnalino appropriatamente; gli aggiornamenti includono informazioni ingannevoli, risultati inaspettatamente offensivi, bufale e teorie cospiratorie non dimostrate.»

L’obiettivo è far sì che «Queste linee guida cominceranno ad aiutare i nostri algoritmi a far retrocedere simili contenuti di scarsa qualità e ad introdurre ulteriori miglioramenti nel tempo».

Le fake news e l’algoritmo Google

Anche a fronte di recenti scandali e polemiche su fenomeni di razzismo e negazionismo, si è corsi ai ripari con questo nuovo algoritmo Google anche per avere dei resoconti da parte degli utenti sia sugli ‘snippet’ (le parti di contenuto estratte da una determinata pagina web) e per il completamento automatico delle ricerche sul motore di ricerca Google.

Saranno gli stessi utenti a segnalare se considerano questi suggerimenti come violenti, offensivi, inutili e, soprattutto, falsi. Il problema della verità, ignorato e biasimato in continuazione, ritorna prepotentemente alla ribalta, con lo sforzo dei social media di garantire un servizio qualitativamente elevato ai propri utenti. Rimane però inevasa la domanda sull’affidabilità di tali meccanismi e sull’impossibilità di fornire un servizio esente da errori, in quanto questi, frutto del caso o della volontà di sbagliare, fanno parte della vita umana. E, ancora di più, rimane inevaso ciò che Google, i governi e chi per loro considera ‘verità’.

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