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contenuti violenti

Facebook prova a contrastare la diffusione di contenuti violenti con l’aumento di oltre tremila posti di lavoro grazie ai quali controllare, vagliare e bloccare i post caricati sul noto social che hanno dei contenuti offensivi o violenti.

Gli ultimi casi di contenuti violenti

Il caso di un paio di settimane fa dell’omicidio Cleveland aveva fatto molto discutere, perchè il video con l’esecuzione è rimasto online per oltre due ore senza che Facebook lo rimuovesse perché, come hanno spiegato in seguito, nessuno ne ha segnalato la pericolosità. Forse anche un po’ per l’effetto mediatico causato, il fenomeno non si è placato e nei giorni successivi sono comparsi altri video: quello del suicidio di un quarantanovenne e l’altro quello dell’impiccagione di una piccola bimba di soli 11 anni.

I contenuti violenti vengono reputati tali da un algoritmo che non potrà mai sostituire l’occhio umano (o almeno è così per il momento, come credono i fautori dell’intelligenza artificiale); ecco perché il sistema in sé è carente ed ecco perché Mark Zuckeberg ha deciso di cambiare strategia.

La strategia di Zuckeberg contro i contenuti violenti

La strategia di Mark Zuckeberg per contrastare i contenuti violenti su Facebook passa dall’assunzione nel prossimo anno di tremila persone, che si affiancheranno agli attuali 4500, per raccogliere le segnalazioni e intervenire in maniera più tempestiva.

Anche aumentando il personale, però, si ripropone lo stesso problema che non ha impedito che alcuni dei video sopra citati (e altri) non venissero bloccati ma rimanessero visibili per molto tempo. Infatti il problema più grande resta quello della mancanza di ‘collaborazione’’ degli utenti che molto spesso, una volta visionato un video con contenuti violenti, non sente la necessità di segnalarlo, forse anche perché ormai saturo di determinate immagini da non stupirsene più.

C’è chi auspica una semplificazione e maggiore visibilità delle procedure di segnalazione ma forse, onestamente, il problema è a monte più che a valle.

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